TECNICHE DI GESTIONE DEL SUOLO IN VITICOLTURA
con particolare riferimento alla zona del Morellino di Scansano
PROF. FRANZ POLVERINILe tecniche di coltivazione della vite da vino, nella loro più recente evoluzione, tendono sopratutto a questi obiettivi:
- miglioramento della qualità del prodotto
- maggiore attenzione ai principi di difesa ambientale e conservazione del suolo.
Nella viticoltura grossetana la gestione del suolo, rispetto ad altri interventi tecnici quali la scelta più mirata del materiale vivaistico e dei portinnesti, nuovi sistemi d'impianto e allevamento, concimazione e difesa fitosanitaria a minore impatto ambientale, sembra evolversi in maniera decisamente più limitata.
- miglioramento della qualità del prodotto
- maggiore attenzione ai principi di difesa ambientale e conservazione del suolo.
Nella viticoltura grossetana la gestione del suolo, rispetto ad altri interventi tecnici quali la scelta più mirata del materiale vivaistico e dei portinnesti, nuovi sistemi d'impianto e allevamento, concimazione e difesa fitosanitaria a minore impatto ambientale, sembra evolversi in maniera decisamente più limitata.
Peraltro da alcuni anni, da parte degli istituti di ricerca e degli stessi viticoltori, si va ponendo il problema, anche nelle aree centro meridionali, di provare l'introduzione di tecniche alternative alla sola lavorazione meccanica del vigneto.
Particolarmente nelle zone collinari le lavorazioni meccaniche intensive e ripetute negli anni stanno facendo emergere gravi problemi, primo fra tutti l'erosione e il dilavamento delle pendici con le conseguenze, non solo agronomiche, che ne derivano.
L'alternativa che viene proposta è l'inerbimento del vigneto, tecnica di gestione del suolo da introdurre con ponderata prudenza nelle diverse forme e modalità di gestione, adattabili alle diverse condizioni pedologiche e climatiche:
TIPO - naturale costituito utilizzando la flora spontanea artificiale realizzato con la semina di essenze
specifiche
GESTIONE - temporaneo quando impegna solamente il periodo autunno - invernale; permanente se l'insediamento si protrae per diversi anni.
COPERTURA - totale quando copre tutto lo spazio dell'interfilare e sotto il filare; parziale quando copre soltanto l'interfila.
I vantaggi dell'inerbimento si possono così riassumere:
- controllo dell'erosione del suolo e regimazione delle acque
- aumento di sostanza organica nel terreno e miglioramento della struttura
- riduzione della lisciviazione dell'azoto e intensificazione dell'attività microbiologica del terreno
- miglioramento della portanza e transitabilità delle macchine.
Gli inconvenienti:
- competizione con la vite, grave con inerbimento permanente in condizioni pedoclimatiche limitanti e in assenza d'impianto irriguo.
Facendo riferimento al comprensorio di coltivazione del Morellino di Scansano dobbiamo distinguere due aree con caratteristiche pedologiche nettamente diverse:
A) Zona dei terreni da arenaria (detti in Maremma "terrenelli") originati dal disfacimento del Macigno toscano (Cupi, Poggio La Mozza, Grancia, Poggio Cavallo, Polveraia, Montorgiali, Scansano, Pereta)
B) Zona dei terreni argillosi (Arcille, Granaione, Baccinello, Pomonte, Colle di Lupo) e dei terreni argillo-calcarei (Poggioferro, Montepò, Murci, La Capitana, Poggio Perotto).
I primi sono terreni sciolti (sabbio - limosi) ricchi di scheletro, fortemente erosivi, calciocarenti, poveri di sostanza organica, con scarsa capacità di ritenuta idrica.
I secondi sono terreni prevalentemente compatti, più o meno dotati di calcare, neutri o sub-alcalini (pH 7 - 8), generalmente con discreta o buona capacità idrica.Entrambe le zone, dal punto di vista climatico, sono caratterizzate da precipitazioni concentrate nel periodo autunno invernale, scarsa piovosità estiva (mm. 140-160) ancora più limitata alle quote più basse nella parte più occidentale del comprensorio (mm. 80 - 100), valori di evapotraspirazione potenziale massimi nel mese di luglio.
Premesso quanto sopra, l'eventuale approccio tecnico per l'introduzione dell'inerbimento nel comprensorio del "Morellino" dovrà tenere conto delle differenze pedologiche delle due zone:
- Area A ( terreni acidi, sabbio- limosi) - Su questi terreni l'inerbimento permanente è decisamente sconsigliabile e comunque risulterebbe di difficoltosa realizzazione. La limitata riserva idrica del suolo e l'elevata evapotraspirazione determinerebbero sicuramente gravi problemi di competizione idrica e nutrizionale con la vite. Solo in vigneti dotati di impianto irriguo si può provare l'inerbimento con leguminose autoriseminanti del tipo Trifolium subterraneum sicuramente idoneo su questi terreni sciolti ed acidi. Pertanto in questa area si dovrà optare per l'inerbimento naturale temporaneo a copertura del suolo nel periodo autunno-invernale di massima piovosità e di maggiore pericolo di erosione. Tecnica realizzabile, peraltro già attuata da diversi viticoltori della zona, sospendendo ogni lavorazione meccanica dal periodo dell'invaiatura e favorendo la progressiva copertura del terreno, dalle prime piogge alla fine dell'inverno, con la crescita della flora naturale spontanea che verrà poi interrata superficialmente con la prima lavorazione primaverile. Un miglioramento consigliabile di questa tecnica prevede la semina precoce con dosi maggiorate, di leguminose da erbaio autunno vernino (trifoglio incarnato, veccia vellutata, lupino, in purezza o in miscuglio con orzo o loiessa) a emergenza relativamente precoce, da interrare superficialmente (mulching) a fine inverno.
- Area B (terreni argillosi e argillo-calcarei) - In questa area considerata la natura dei suoli, l'erosione risulta meno grave se si escludono i vigneti a rittochino e alcuni su terreni da calcareniti. Sicuramente attuabile l'inerbimento temporaneo, sia naturale che artificiale, tenendo in debito conto per la scelta delle specie e l'epoca di semina, che terreno e clima sopratutto nella parte orientale sono più freddi rispetto all'area A. Purtroppo non conosciamo al momento l'esistenza di risultati relativi a prove d'inerbimento permanente su questi terreni.
Nella fascia a piovosità più elevata dovrebbero esistere le condizioni per provare l'inerbimento con foraggere autoriseminanti del tipo Medicago polymorpha, M. Truncatula e altre idonee a terreni pesanti e calcarei. Queste foraggere limitano il loro periodo vegetativo dall'emergenza, con le prime piogge autunnali, alla fioritura e dovrebbero garantire con l'autorisemina naturale una copertura per qualche anno, con limitata competizione idrica e significativo apporto di azoto al vigneto. In ogni caso dovrebbe essere lasciata un fascia sottofila larga almeno 80 centimetri, lavorata con attrezzo scavallatore o trattata con diserbante o disseccante.
Il cotico erboso dovrebbe essere mantenuto rasato per contenere l'emergenza di essenze naturali e il consumo della riserva idrica del suolo.
Consigliabile risulta, quando possibile, il pascolamento da pecore fino al periodo precedente il germogliamento della vite.
Siamo del parere che ogni forma d'inerbimento permanente non dovrebbe introdursi nei nuovi impianti prima del terzo anno di vegetazione della vite.
Considerazioni conclusive: Nel comprensorio del Morellino di Scansano una tecnica di gestione del suolo razionale e sicuramente attuabile risulta l'inerbimento temporaneo autunno-invernale, destinato a contenere l'erosione, seguito da sarchiature meccaniche a impedire lo sviluppo d'infestanti nel periodo primaverile-estivo.
L'inerbimento permanente, che rappresenta la tecnica più evoluta di gestione del suolo, è allo stato attuale improponibile nell'area A per l'inevitabile competizione idrico-nutrizionale con la vite, aleatoria nell'area B dove peraltro risultano condizioni per provarne con prudenza l'introduzione.
E' chiaro che il problema non esiste laddove si presenta la possibilità di dotare il vigneto di irrigazione di soccorso localizzata sul filare, con lo scopo di evitare "stress idrico" alla vite nelle annate di insufficiente piovosità estiva.
Le due tecniche, inerbimento e irrigazione di soccorso, risultano complementari e sinergiche contribuendo insieme a realizzare due obiettivi della moderna viticoltura: conservazione del suolo e miglioramento della qualità dei mosti.





